La celebrazione del rifiuto proposta da RiArtEco è l’antidoto contro la schiavitù dell’idolatria feticista della merce che risucchia, ingloba e rigetta l’uomo contemporaneo rifiuto tra i suoi stessi rifiuti.
Ma i rifiuti nella realtà non esistono, come nella perfezione della natura non si contempla lo spreco, perché sono un’invenzione della società dei consumi che per giustificare la logica del profitto, propone quale unica alternativa alla crisi morale, sociale e di valori che sperimentiamo nella modernità, l’illusorio benessere ammiccante dall’insegna pubblicitaria, propagandato sotto la denominazione di progresso economico. Un meccanismo perverso che prima di inquinare le strade, il mare, i boschi, la stessa atmosfera, avvelena i rapporti, gli affetti, i sentimenti, i desideri allontanandoci dall’Altro da Sé.
L’arte spingendosi oltre l’impressione fenomenica diventa, quindi, opportunità di redenzione alla decadenza della società civile dove il rifiuto/materia, secondo una modalità che imita i processi naturali, riacquista dignità nella metamorfosi creativa per ricondizionare lo spazio quotidiano dell’esistenza in quanto conserva la testimonianza riconoscibile del nostro vissuto che nel mutare di funzione ed aspetto ne prosegue la vita.
Così per incanto da vecchie imposte abbandonate e logorate dalla salsedine rinascono paesaggi di arcaica bellezza, stargate temporali ci inducono all’introspezione tramite specchi infranti per guidarci alla scoperta di multimondi da esplorare dove liberi dal desiderio bramoso di possessione, possiamo ricomporre l’antica scissione tra individuo ed ambiente e cooperare per un consegnare un mondo migliore a chi viene dopo di noi.